I cinesi a Milano parlano portoghese

Sono cinesi, stanno a Milano e parlano portoghese.

Solo che loro il biglietto lo pagano.

Anche più salato del previsto, tanto i soldi sono dei cinesi.

Mentre i media sportivi italiani santificano le proprietà e le campagne acquisti di Inter e Milan esiste una realtà nemmeno poi tanto nascosta. Un giro di soldi che con il calcio c’azzecca ben poco.

Non certo una novità, perché qualcuno ne parlato, come Marco Iaia sulla Gazzetta lo scorso anno solo che in prima pagina meglio scrivere che Inter e Milan fanno 20 acquisti a testa.

La storia comunque è molto semplice: Inter e Milan (e non solo loro) sono in mano a fondi sportivi. Il boss è George Mendes, il procuratore di Ronaldo e Mourinho, che nel 2015 ha ceduto una parte della sua società, la Gestifute, ad un fondo cinese (Fuson). E guarda caso il Milan spende 38 milioni per un giocatore, Andre Silva, il cui procuratore è proprio Mendes e la squadra di apparenza è il Porto, da sempre in mano a Mendes stesso e al fondo Doyen, altro soggetto oscuro del calcio, ben raccontato su Tuttosport, il cui presidente Nelio Lucas (brasiliano, quindi parla anche lui portoghese), dice che Mendes non lavora per lui. Si, però le squadre le controllano assieme. Il Fondo Doyen è tra gli altri il maggior finanziatore di Atletico Madrid, Porto e Monaco. Non a caso, già in passato ci sono state le triangolazioni per Fernando Torres e Cerci, con giocatori presi a zero dal Milan e subito dopo rivenduti a 20 milioni all’Atletico Madrid (Torres).

Che significa tutto questo? Che vedrete che entro un anno o due il Milan rivenderà ad una cifra folle un calciatore ad una squadra controllata da Lucas o Mendes. In questo modo rientrerà del denaro speso ed eviterà le sanzioni per il Fair Play finanziario. Perché mentre viene santificata la campagna acquisti del Milan (che insieme all’Inter si sta indebitando per gli anni futuri come ha fatto la Roma e come la Roma dovranno vendere ogni anno entro il 30 giugno), non si sottolinea che i rossoneri ad ottobre dovranno presentare un piano di rientro alla Uefa, perché quello precedente è stato ritirato proprio in questi giorni, visto che a Nyon avevano fatto sapere in via ufficiosa che il piano presentato era inaccettabile.

Stesso discorso per l’Inter che deve vendere entro il 30 giugno e che lo scorso anno è già stata sanzionata dalla Uefa. Ma qui si sente parlare solo di campagna acquisti faraonica.

Magari come le ultime, quando è stato preso un Miranda sulla via del tramonto versando oltre 15 milioni all’Atletico Madrid; quando Gabigol, fondo Doyen, per 40 milioni, Kondgobia (Monaco) per altri 40, e Joao Mario (Sporting, guarda caso altra squadra portoghese) per ancora 40 milioni. Come vedete l’Inter acquista sta squadre del giro Doyen/Mendes.

Solo che il “progetto” Inter è più avanti e quindi si possono vedere i risultati di questa politica in anticipo rispetto al Milan. L’Inter entro il 30 giugno dovrà risanare il bilancio e lo farà con due opzioni. La prima, molto poco elegante, vendendo a cifre folli uno o più calciatori alla società cinese di Suning. La seconda apparentemente più pulita: vendere Perisic ad oltre 50 milioni (quotazione assurda) al Man Utd, dove il manager lo fa quel Mourinho che una certa frequentazione con Mendes dovrebbe averla.

 

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Voi oKKupate (il Circolo), io ve staKKo la capoccia (vuota)

Io sono una persona antipatica. Di indole evidentemente nazista perché non tollero le occupazioni. O meglio, se occupate casa di un politico, può anche andare bene. Il resto no.

Figuratevi se occupate un posto a me molto caro come il Circolo degli Artisti (se a Roma dovessi scegliere tra il Circolo e il Colosseo sceglierei sicuramente il primo). Locale che ha chiuso e non so se a torto o a ragione (non devo essere io a giudicare questo). Sicuramente è un torto per tutti che sia stato occupato e rischi di fare la fine dell’Horus, anch’esso chiuso e finito in mano a stracciaculo vari.

Ora apprendo che gli occupanti organizzano aperitivi e presentano pure un programma delle loro attività al Circolo degli Artisti. E mi incazzo assai. Il proprietario del Circolo degli Artisti se ha sbagliato deve pagare. Se si è arricchito ingiustamente, deve pagare. Ma va considerato il valore di quel posto, valore acquisito grazie al lavoro di chi l’ha gestito. E questo va messo su una bilancia e pesato.

E poi, la cosa più importante è che lì ci lavorava gente che ora ha perso il posto di lavoro. Sostituita adesso da okkupanti che altro non sono che gente irrispettosa della proprietà altrui. Per loro ci vuole solo il manganello.

Anzi no, rompere teste vuote è tempo sprecato.

Non c’è gusto in Italia ad essere previdenti

L’ondata di maltempo è (quasi) passata. Fortunatamente con danni limitati. E come è solita fare l’acqua, ecco che trascina via anche le solite polemiche politiche. “Piove, governo ladro”, grida l’opposizione. “Piove, governo (precedente) ladro”, risponde chi sta al potere. Perché c’è sempre qualcuno al quale dare la colpa se le cose non vanno nel verso giusto, e c’è sempre una classifica di meriti (e demeriti) da stilare. E così se a Roma si accusa il sindaco di eccessiva prudenza nella chiusura delle scuole, la risposta quasi trionfante del vice sindaco è che le piogge più forti ci sono state proprio nell’orario dell’entrata a scuola. E l’acqua continua a portare via le polemiche – pronte a tornare con le prossime nuvole nere – ma non i problemi.
Perché sarà banale dirlo, ma qui nessuno fa nulla per anticipare il problema, nella logica tutta italica della necessità impellente, alla faccia del prevenire che è meglio che curare: da noi si interviene quando il paziente è moribondo, se già morto ancora meglio.
Basterebbe liberare tombini, costruire strade con l’asfalto adatto (che è più costoso, ma tiene nel tempo, solo che poi non si possono fare lavori e relativi bandi ogni tot mesi…), fare cunette e, per dirla con il termine più in voga ma esatto, porre attenzione al rischio idrogeologico. Che al di là della difficoltà del termine, altro non è che mettere onestà e attenzione nella gestione del bene comune.
Correva l’anno 1987 quando gli Skiantos (gruppo demenziale, quindi geniale e molto aderente alla realtà) del compianto Roberto Freak Antoni pubblicarono un album dal titolo “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”. Titolo che potrebbe essere modificato in un attualissimo “Non c’è gusto in Italia ad essere previdenti”. Ma forse questo cambio di parola non serve nemmeno, perché “prevenzione” fa spesso rima con “intelligenza”. Ed infatti, in Italia, manca sia l’una che l’altra.

Ha ragione Pavel

Ha ragione Pavel Nedved: Totti non ha mai giocato in una grande squadra, infatti non ha mai indossato maglie a strisce.
Ha ragione Pavel. Di nuovo. Totti non sarebbe mai capitano nella Juventus. Infatti i muscoli sono suoi e non sono stati gonfiati. Infatti non ha mai speso 1 milione e 500 mila euro in tabaccheria. E non ha mai venduto ad un settimanale scandalistico le foto di lui che si sbaciucchia con la nuova fidanzata, incurante dei figli adolescenti. E il suo medico sociale, non l’hanno manco condannato per abuso di farmaci e medicinali vari. Per tacere del fatto che di Totti, non esistono nemmeno filmati in cui con alcuni compagni si fa bucare il sederino con punturine “misteriose”.
Totti non sarebbe mai stato capitano della Juventus, poi, perché negli spogliatoi del suo stadio non c’ha mai trovato arbitri chiusi dentro. E soprattutto, Francesco Totti non ha mai avuto un compagno di squadra che si è gettato in area e avuto il rigore ha urlato “giusto, giusto”. Totti, al contrario, ha avuto un compagno che ha segnato di mano e poi è andato a confessarlo all’arbitro.
Da capire sole se, prima di confessarlo, si sia sciacquato la bocca o meno. Appena possibile chiederemo a San Leo da Viterbo.

Le storie incredibili dei Mondiali

Gerard Piqué è un calciatore fenomenale, ma pochi sanno la storia incredibile che lo ha visto protagonista. A 19 anni, quando giocava con il Manchester United, una sera andò con i compagni di squadra ad un party esclusivo. Li conobbe la cantate Jennifer Lopez e dopo una serata molto romantica ci andò a letto insieme: solo che – come raccontò ai compagni di squadra – Piquè era convinto di essere andato a letto con Shakira.

Dopo qualche anno, ad un’altra festa – stavolta a Barcellona – Piquè conobbe un’altra ragazza e fu subito colpo di fulmine. Dopo un breve fidanzamento i due si sposarono. Anche la ragazza in questione era una cantante, si – proprio lei – si trattava di Shakira. Solo che Piquè  pensava di aver sposato Jennifer Lopez e si accorse di aver sposato Shakira solo al momento del sì.

Una storia incredibile, vero Beppe (Bergomi, ndr)

LA SOLUZIONE

Sono una persona generosa. Per questo penso sempre a chi soffre. E quest’anno ho pensato molto alla Lazio e ai miei amici laziali. Che non sono “nemici” come i bianco & neri, ma semplicemente parenti che sbagliano. Sono come cugini che frequentano cattive compagnie e finiscono per drogarsi.

Ma io gli voglio bene e ho trovato una soluzione a tutti i loro guai. Nel tempo della globalizzazione, bisogna tornare a lavorare nel particolare. E la Lazio, seppur prima squadra della Capitale, deve specializzarsi: deve diventare la squadra di un quartiere. Come il Chievo a Verona. Pensate che bello, si parlerebbe di miracolo Lazio, la squadra di un quartiere di Roma che gioca in Serie B. E già, perché così anche la retrocessione sarebbe un trionfo. Pensate quanti vantaggi: nessuna ansia, nessuna Europa League. MIRACOLO LAZIO. Pensate quanti gol farebbe Helder Postiga in una squadra di un quartiere.

Naturalmente il quartiere sarebbe Ponte Milvio. Il presidente onorario Moccia e il simbolo un lucchetto su un ponte. Ma questa è un’altra storia, che non posso svelare perché sono in trattativa con Lotito per i diritti d’autore.

Generazione Derca

Dicono che la nostra è una generazione sfigata, una generazione Derca. Non “deca” come il caffè, bensì proprio Derca, insomma “del cazzo”, tanto per usare un francesismo. Naturalmente è colpa della crisi, la parolina magica che usano mentre ti stanno fregando (o per usare un altro francesismo, “mentre te lo stanno sbattendo nel lato B”).

E per colpa della crisi alla nostra generazione hanno rubato pure i sogni. E li continuano a rubare. Ce li ruba anche chi sarebbe geneticamente della generazione Derca ma – nei fatti – è una riproduzione del vecchio bavoso che sta all’uscita delle scuole per guardare i bambini e fare pensieri impuri. E i sogni ce li ruba pure, udite udite, chi ci invita a sognare. Infatti più noi sogniamo, più hanno qualcosa da rubare. Visto che sono convinti di poter corrompere anche Morfeo.

Solo che a me tutto questo non interessa. Perché non voglio smettere di sognare. E voi potete anche rubarmeli tutti. Ma io, subito dopo, farò un altro sogno. Sempre uno in più.

Sempre più grande.

E vediamo alla fine se vincerà chi sa rubare o chi sa sognare.